Salerno di notte

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SALERNO SENSACIONAL

sabato 20 settembre 2014

LA SALERNO CHE FU’ ! (12)


E alla casa di fronte al Vestuti è legata anche la tradizione annuale della Letterina. Ogni anno a Salerno, ma penso quasi dappertutto, si compiva l’operazione che andava sotto il nome di:    “Letterina di Natale.”

Noi ragazzini prima del boom economico eravamo più o meno normali, calzoni corti anche d’inverno e ginocchia sbucciate in ogni stagione. Non ci mandavano a nuoto, dal maestro di sci, a danza, a lezione di Inglese…

Eravamo sempre fuori casa, nelle strade c’era poco traffico di automobili, (al massimo potevi essere investito da una bicicletta.)
Io sono fiero di affermare che non sono mai stato investito, al contrario, una sera con la mia piccola bici, mandai all’ospedale con una gamba rotta un mio coetaneo.

La nostra ginnastica era quella dei mille giochi e delle camminate esplorative per raggiungere i campi della periferia. Sicuramente ne facevamo di tutti i colori.



Ma la cosa di cui mi sono sempre vergognato di più è stata:     “ La letterina di Natale. ”

Si comprava in cartoleria. Era composta da due paginette con disegni di angioletti vari. Gesù bambini, disegnati sull’intestazione attorno allo spazio bianco. Con le righe possibilmente, onde aiutarti a scrivere in bella calligrafia. Le peggiori erano anche cosparse di porporine dorate e argentate. Ma la prova più dura, il vero ostacolo, era scriverla quella letterina. 

<< Caro babbo, e poi?  >>

Poi restavi pensoso a quello che avresti dovuto scrivere, e partivi con una serie infinita di banalità, frasi fatte, falsità e ipocrisie degne dei migliori imbroglioni. Sapevi di essere obbligato a mentire, ma tanto, così si doveva fare.

 << So di essere stato disubbidiente, ma prometto che, d’ora in avanti…
Mi comporterò bene, sarò bravo e studioso. 
Tanti auguri, tuo figlio... >>

La Letterina avrebbe dovuto essere sistemata sotto il piatto del babbo, che naturalmente faceva la sua parte e fingeva di non vederla. 
Da noi la scoperta avveniva sempre a fine pranzo.

<<  Ma... Un momento, cosa c’è sotto al piatto? >> 

<<  Ma guarda, una letterina! E chi mai l’avrà scritta? Vediamo cosa dice! >> 

<< Sono buoni propositi, bravo, ma speriamo che si traducano in realtà. >>

E poi il gran Finale! Bisognava recitare la poesia che avevamo preparato a scuola per l’occasione…
Perché? La Poesia NO...

Credetemi, preferivo andare a rubare la frutta nei campi!


Per chi ama questi argomenti:
http://rideresalerno.blogspot.it/2014/09/la-salerno-che-fu-11.html



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