Salerno di notte

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SALERNO SENSACIONAL

giovedì 9 ottobre 2014

LA SALERNO CHE FU’ ! (15)


Il Nonno della casa popolare di fronte al campo sportivo Donato Vestuti di Salerno, si chiamava Salvatore. E’morto qualche anno dopo il nostro trasferimento da loro. Io non me lo ricordo mai in piedi! Era sempre a letto malato. Gli ultimi anni della sua vita li ha trascorsi così. Ricordo che aveva una passione per la frolla, un dolce napoletano che mi mandava a comprare regolarmente in una specifica pasticceria Salernitana. Per me c’era sempre una piccola ricompensa monetaria. 

Sicuramente i miei Nonni avranno anche passato qualche anno di apparente  socievolezza, in fondo cinque figli li hanno fatti insieme. Erano sicuramente male assortiti. Lui alto, dinoccolato, dall’aspetto quasi nobiliare. Lei bassa, tarchiata, popolana. Io me li ricordo sempre in lite. Chi l’avrà mai combinato questo matrimonio? 

Mio Nonno un difetto grande, sembra che ce l’avesse. Un suo Aforisma lo chiarisce molto bene:

   “O tiemp se mett a acq’ e io m’ mett a vin!” 

(Il tempo si mette ad acqua, cioè si mette a piovere, ed io mi metto a vino, cioè mi ubriaco). 

Mio Nonno infatti aveva il vizio del bere! Certo, lui sosteneva che si può resistere 40 giorni senza mangiare, 3 giorni senza bere acqua, ma quanto tempo si può stare senza il vino?

Le sue origini erano Napoletane, sembra anche di buona famiglia. Svolgeva un ottimo lavoro, faceva il Fotografo. Una volta  il Fotografo era un Artista. La foto si scattava, si sviluppava e all’occorrenza si ritoccava. Il problema consisteva nel fatto che,  i soldi che guadagnava, se li andava a mangiare e bere, nelle osterie. Comportandosi  in questa maniera lasciava la moglie e i figli alla fame.

Secondo un  racconto di mia Nonna, una volta lei gli aveva cucinato  un piatto di spaghetti. Mio Nonno li assaggiò e poi sentenziò: 

 “Carmè sti spaghett, si tu l’aviss fatt comp o Vomer, t’ l’avesser chiavato nfacc!” 

(Carmela, se tu questi spaghetti, li avessi cucinato sul Vomero, (la zona buona di Napoli), te li avrebbero scaraventati in faccia!)



Ma l’episodio più sconvolgente, e allo stesso tempo divertente che io ricordo è un altro. Erano giorni e giorni che i Nonni  non si parlavano. Non so cos’era successo di particolare, ma mia Nonna non rispondeva quando lui la chiamava. 
Mio Nonno per qualche bisogno chiamava la figlia, cioè mia madre. Evidentemente anche lui si era scocciato della situazione e avrebbe voluto fare pace, ma lei sembrava irremovibile. Un giorno l’aveva chiamata diverse volte, ma mia Nonna aveva fatto sempre finta di non sentirlo.
Quella mattina mia Nonna decise di uscire di casa per andare a comprare qualcosa. Mio Nonno, vistala uscire, si fece forza, scese dal letto e arrivò con grande sforzo sul balcone di casa, (non scendeva dal letto da settimane).      
                                                            
Vide mia Nonna appena uscita dal portone e cominciò a chiamarla:  “Carmee… Carmee”…
Poi visto che non otteneva alcuna risposta, cambiò
tono e lingua. Cominciò a scandire le sillabe del nome di mia Nonna in perfetta lingua Italiana:
“Car-me-la”! “Car-me-la!”
  
Mia Nonna, naturalmente continuò a fare finta di niente. Così mio Nonno, continuò disperatamente a gridare il suo nome con tutta la voce gli era rimasta: 
“Carmela! Carmela! Carmela!” 

Mia Nonna avrebbe continuato volentieri a non voltarsi e rispondere, ma stava in strada, c’erano i vicini tutti affacciati, cosi si voltò e gridò in maniera sgarbata:
“Che buo?” (Cosa vuoi?)  

E mio Nonno con quanto fiato gli era rimasto e con tutti i sentimenti le gridò: 
   “Fai schif!”   (Fai schifo!)


Per gli appassionati del genere:
http://rideresalerno.blogspot.it/2014/10/la-salerno-che-fu-14.html
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