Per due anni siete stati bravi, vi siete contagiati
l’un l’altro, e non c’è stato un solo giorno in cui io non sia stato nominato.
Ho fatto la fortuna, in TV, dei tanti virologi, microbiologi, infettivologi,
immunologi, anestesisti-rianimatori, pneumologi, epidemiologi e astrologi. E
dei tuttologi, anche.
Ogni giorno, puntuale, il bollettino di guerra: quanti
contagi, quanti ricoveri, quanti vaccinati, quanti no, quanti decessi. E poi
quante parole nuove vi ho fatto apprendere: hub, booster (che non ho capito
perché non dite “richiamo”), droplet, lockdown, smart working e altre ancora.
Pensavo di restare sulla cresta dell’onda per tanto tempo ancora: cos’altro ci poteva essere di più grave e imprevedibile di me? E invece…
In tutti i TG non sono più la prima notizia, vengo
verso la fine. Nei vari talk show non appaiono più i virologi e tutti gli
altri, ora ci sono altri esperti. Quello che rimane è il bollettino di guerra
(nel vero senso della parola): quanti feriti, quanti sfollati, quanti morti.
Ma ora voglio darvi un avvertimento:
STATE ATTENTI PERCHÈ IO NON ME NE SONO ANDATO.
Il Coronavirus
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