Salerno di notte

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SALERNO SENSACIONAL

sabato 18 luglio 2015

CHI SI RICORDA DEL PICCOLO PASSO?


Ormai sono passati 49 anni. Era il 20 luglio 1969. Neil Armstrong, astronauta degli Stati Uniti, posava il primo piede sulla superficie della Luna, provocando il più grosso shock all'umanità dopo la scoperta dell'America. 

A differenza dell'impresa di Cristoforo Colombo la vicenda era seguita in diretta da alcuni miliardi di suoi conterranei (mai il termine conterraneo è apparso così preciso): praticamente da tutto il mondo, compresi i lattanti e i moribondi, indipendentemente dai fusi orari, dalle lingue, dalle religioni e dalle razze. 

Naturalmente, visto che lo spettacolo era offerto dagli Stati Uniti, la data e l'ora dell'atterraggio erano state decise pensando alle famiglie dell'Ohio o del Wisconsin: e quindi in un tardo pomeriggio di domenica, come la finale di un torneo di football, da seguire alla televisione con un long drink in mano.

 Gli italiani ovviamente condivisero l’avvenimento in piena notte, pizzicando i bambini perché non si addormentassero e avessero qualcosa da raccontare un giorno ai loro nipotini.

 Comunque, prima di quell'inequivocabile proclama, gli italiani furono i soli abitanti della Terra a non sapere quale fosse stato il preciso momento dell'atterraggio, perché il telecronista lunare, Tito Stagno, pensò di precedere la storia annunciando il fatidico evento: («Ha toccato, ha toccato!») due minuti prima, unico esempio al mondo di telecronaca profetica. Inutili i tentativi di ricondurlo alla ragione da parte di Ruggero Orlando da Houston, che era un po' più vicino ai padroni della Luna e quindi godeva di maggior credibilità nelle masse.



Armstrong posò il piede sulla Luna, attaccandosi alla scaletta della sua navicella, e parlò in mondovisione. Un comico notò che l'astronauta sembrava particolarmente emozionato: non tanto per essere il primo uomo a lasciare sul suolo lunare l'enorme impronta dello scarpone spaziale, quanto pensando alla figura che avrebbe fatto se fosse scivolato o se si fosse impappinato come una presentatrice televisiva nella recita della frase storica. 

La NASA aveva impiegato per l'epica impresa dell'Apollo 11, tremila calcolatori elettronici, ventimila programmatori, cinquanta astronauti di riserva e cento addetti alle pubbliche relazioni che avevano scritto e riscritto per mesi la frase del secolo, accertandosi che fosse perfettamente traducibile in tutte le lingue: dallo swahili all'esquimese:

“  That's one small step for [a] man, but [a] giant leap for mankind…”

“ Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l'umanità…”

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Non c'è stato nessun significativo passo in avanti nella vita dell'uomo, tanto meno un balzo.
Come tutte le imprese che fa l'uomo senza la guida di Dio il tutto è risultato essere, con il senno di poi, un colossale fallimento. I soldi gettati per questa e per le altre imprese spaziali, avrebbe risolto definitivamente diversi problemi tipo:
La fame nel mondo, la mancanza di acqua potabile, una ricerca seria sul cancro ecc. ecc.

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